Ambulatorio veterinario d.ssa Romanini - omeopatia veterinaria- Salsomaggiore Terme

Cicoria comune (Cichorium intybus L.frirn. Asteraceae)  - http://luirig.altervista.org - Picture by Pancrazio CampagnaPianta erbacea che può essere annuale, biennale o perennante; da questa specie selvatica, sono state derivate le numerose varietà di radicchio coltivato. Il fusto, che compare al secondo anno, è ramificato e può essere eretto o ramificato, può raggiungere anche i 100 cm di altezza. Le foglie sono pennatopartite con margine roncinato o dentato, si formano, nel primo anno durante l’autunno-inverno; alla base si forma una rosetta di foglie prostrata che secca alla fioritura.

 

 

 

http://luirig.altervista.org - Picture by Pancrazio Campagna

I fiori, tutti ligulati, che sono di un bel colore azzurro e si riuniscono in una infiorescenza, a capolino stellato. Pianta cosmopolita, è conosciuta fin dall’antichità per cui non è facilmente collocabile la sua zona di origine; il papiro di Erbes (1550 a.C.) già ne cita l’uso; cresce spontanea nei nostri ambienti. Il nome del genere Cichoriuni potrebbe derivare dal greco Kichòreia = cicoria. Le foglie della rosetta invernale della varietà spontanea, raccolte in primavera prima della formazione del fusto, sono utilizzate in cucina per insalate fresche o cotte; in alcune zone dell’Italia meridionale esisteva il “cicoriaro” che raccoglieva la cicoria selvatica e la vendeva nei mercati. La radice, seccata e tostata, era utilizzata come sostituto del caffè: “Caffè di Prussia” (il nome da Federico il Grande di Prussia che ne favorì la produzione).

 

ZUPPA DI PANE CON CICORIA SELVATICA

 

Ingredienti per quattro persone:

otto fette di pane raffermo

erbe selvatiche ( cicoria, crespino, caccialepre, borragine, finocchio selvatico) 400 gr

olio extra vergine di oliva 

parmigiano grattugiato

sale


Far bollire in due litri di acqua le foglie di cicoria selvatica (Cichorium intybus), crespino (Sonchus oleraceus], caccialepre (Reichardia picroides), borragine (Borrago officinalis), finocchio selvatico (Foeriiculum vulgare). Verso fine cottura immergere in esse fette di pane raffermo, scolare l'acqua in eccesso e condire con abbondante olio extra vergine di oliva e parmigiano grattugiato a piacere.

 


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Dott.ssa Romanini M. Gabriella
veterinario omeopata

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