Omeopatia e alimenti di origine animaleIl rimedio omeopatico in veterinaria. Aspetti sanitari ed ecologici sui prodotti di origine animale.

I benefici dell’omeopatia applicata nell’allevamento degli animali da reddito si possono sintetizzare nei corollari di Paracelso: “Cito tuto et iucunde”. Cure rapide, ecologiche, non inquinanti prive di danni e assenza assoluta di tossicità, sia per gli animali e di conseguenza per i prodotti derivati. (Atti del Convegno trasnazionale sul tema “Rimedio omeopatico: il non farmaco. Una proposta di riconoscimento” - Roma, 12 e 13 dicembre 1988).

 

L’elevata pressione tecnologica dell’allevamento intensivo degli animali da reddito non viene assorbito impunemente dalle varie specie animali. Del tutto insufficiente è la capacità dell’animale a superare gli stress e a resistere in maniera efficiente alle malattie infettive che oggi prevalgono nell’allevamento intensivo. Le malattie infettive classiche causate da un solo agente, per la cui identificazione restano validi i postulati di Koch, sono gradatamente scomparse; esse sono state sostituite in parte da malattie infettive multifattoriali risultanti da un’azione sinergica fra fattori microbici e non microbici e in parte da malattie a carattere immunitario che si sviluppano su soggetti immunodeficienti e indotte da agenti infettanti opportunisti. Le malattie infettive polifattoriali suddette sono diagnosticate con notevole difficoltà, esse non soddisfano i postulati di Koch e la loro patogenesi non risulta completamente chiara e ne vengono ritenuti responsabili microrganismi opportunisti; questi da soli non sarebbero in grado di procurare infezioni ma diventano patogeni in concomitanza con fattori stressanti fra cui fattori iatrogeni che abbassano notevolmente la resistenza naturale dei singoli animali o del gruppo. La sindrome infettiva che ne deriva è una malattia enzootica strettamente legata all’allevamento, perchè solo qui si verificano le condizioni che favoriscono l’aggressività dei microrganismi opportunisti. Le infezioni da deficienza immunitaria costituiscono nell’allevamento intensivo attuale un grosso problema. Esempi di queste sindromi sono le infezioni da microrganismi opportunisti che colpiscono sistematicamente i neonati di determinate linee genetiche, le infezioni ricorrenti che su base allergica colpiscono alcuni gruppi nella fase di svezzamento o nella fase di ingrasso; e infine le infezioni conseguenti a trattamenti di massa con antibiotici, anabolizzanti e farmaci immuno soppressivi. Le malattie infettive classiche in particolare quelle ad alta patogenicità vengono trattate con programmi sanitari drastici come l’abbattimento di tutti gli animali infetti o sospetti, o con programmi vaccinali su larga scala, che prevedono la immunizzazione di tutti gli animali recettivi esistenti nelle zone a rischio. L’esito di tali programmi non sempre è stato soddisfacente (come dimostrano le recenti recrudescenze di afta epizootica). Per quanto riguarda le malattie infettive polifattoriali e legate a deficienze immunitarie i sistemi di difesa sono inefficienti. Determinante è a mio avviso il ruolo dell’immuno deficienza di origine iatrogena nell’allevamento intensivo; interessi commerciali, applicazioni indiscriminate di antibiotici, di cortisonici, di anabolizzanti, di immuno modulatori, di antiparassitari hanno creato una fragilità del sistema immunitario non solo nei singoli individui ma nella stessa specie; la medicazione di massa ha accresciuto e moltiplicato le insidie e le alterazioni delle qualità sanitarie delle produzioni zootecniche; l’allevatore, il veterinario, il consumatore assistono spesso impotenti. Il problema dei residui farmacologici nei prodotti zootecnici adibiti al consumo umano (carne, latte, uova, ecc..) ha mobilitato i vari organi di igiene pubblica addetti al controllo di tali alimenti, tuttavia nonostante l’accuratezza degli esami di laboratorio oggi a disposizione, l’assenza assoluta di residui farmacologici non potrà mai essere garantita. L’incremento notevole dell’antibiotico resistenza, delle malattie a sfondo allergico negli ultimi anni potrebbe essere in parte attribuibile anche alla presenza di residui farmacologici nei prodotti alimentari di origine animale. Ebbene in questo contesto l’impiego della terapia omeopatica in veterinaria in particolare nella prevenzione e nella cura degli animali adibiti a produzione zootecnica è auspicabile non solo per la salvaguardia della salute dell’animale ma soprattutto del consumatore in quanto verrebbe totalmente eliminato il problema dei residui farmacologici. I benefici dell’omeopatia applicata nell’allevamento degli animali da reddito si possono sintetizzare nei corollari di Paracelso: “Cito tuto et iucunde”. Cure dunque rapide, ecologiche non inquinanti prive di danni e assenza assoluta di tossicità, sia per gli animali e di conseguenza dei prodotti da noi derivati. La cura Omeopatica è dolce e non comporta sofferenza alcuna per l’animale malato anzi il periodo di convalescenza è abbreviato e l’animale recupera velocemente le sue forze e la sua produttività. L’Omeopatia, rispettando la natura di ogni singolo individuo, fondamentalmente potenzia le difese immunitarie e pertanto è in grado di ridurre e lentamente eliminare quelle sindromi legate ad immunodeficienza a cui prima davamo, la responsabilità di danni ingenti alla nostra zootenia. Il singolo animale e di conseguenza l’allevamento intero, vengono messi in condizioni di maggior resistenza alle malattie, di minor recettività, di maggiore salute e posti pertanto nella condizione di rendere tutto quello che la loro natura, cioè il loro codice genetico, potenzialmente permetterebbe loro di estrinsecare. Avremo quindi prodotti qualitativamente migliori ed ineccepibili dal punto di vista sanitario. Un altro vantaggio da non sottovalutare sarebbe la riduzione notevole dei costi. Se pensiamo che nella gestione di un allevamento, le sole spese sanitarie dei farmaci possono raggiungere in certi casi anche 1/5 del valore dell’animale, questo incide negativamente sul bilancio dell’azienda e quindi sul futuro; ebbene con l’impiego del prodotto Omeopatico Unitario tale spesa verrebbe quasi annullata, e questo a vantaggio dell’allevatore e di tutta la zootecnia e anche del costo finale del prodotto derivato. In definitiva la diffusione dell’Omeopatia, quale terapia naturale e non violenta, in veterinaria e in particolare nell’ambito zootecnico darebbe un impulso ulteriore al progresso dell’igiene e della sanità pubblica, garantendo al consumatore prodotti più sani e genuini. Non dimentichiamo l’assunto dell’Antica Scuola Salernitana: “Custodit vitam, qui custodit sanitatem, sed prior est sanitas quam curatis morbi”.
Fonte: Radio Radicale

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Dott.ssa Romanini M. Gabriella
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